L’archivio nascosto: le tracce dell’anticultismo europeo da Berlino a Minsk

Che cosa collega un archivio di cinque tonnellate conservato in Bielorussia a un’istituzione tedesca fondata più di un secolo fa? Un’inchiesta di ActFiles segue una lunga traccia di documenti, organizzazioni e persone che parte dalla Berlino tra le due guerre, attraversa il periodo nazista e arriva fino all’anticultismo europeo del dopoguerra.



Nel settembre del 2010, una straordinaria raccolta di documenti lasciò la Germania con destinazione Bielorussia.

Le sue dimensioni erano impressionanti: circa cinque tonnellate di materiale.

La collezione apparteneva al pastore luterano tedesco Thomas Gandow, che per decenni si era occupato delle cosiddette “sette”, dei culti e dei nuovi movimenti religiosi.

Secondo un’inchiesta pubblicata da ActFiles il 15 ottobre 2026, Gandow donò il materiale al Centro Sinodale per gli Studi sulle Sette intitolato a San Giuseppe di Volotsk, appartenente alla Chiesa ortodossa bielorussa e situato a Minsk.

L’archivio avrebbe contenuto tra 150.000 e 200.000 documenti: libri, giornali, riviste e altro materiale riguardante movimenti religiosi, culti e organizzazioni descritte come estremiste o terroristiche.

Ma non sono soltanto le dimensioni della raccolta a rendere questa storia interessante.

Secondo le informazioni esaminate da ActFiles, infatti, l’archivio sarebbe stato destinato non solo agli studiosi bielorussi, ma anche agli “organi dell’amministrazione statale”.

È proprio questo particolare ad aprire una questione storica molto più ampia.

Per comprenderla, l’inchiesta torna indietro di quasi novant’anni.

Il mistero dell’inventario mai pubblicato

Quando la collezione di Gandow arrivò in Bielorussia, venne annunciata la futura pubblicazione online di un catalogo contenente libri, riviste e giornali presenti nell’archivio.

Secondo ActFiles, ad agosto 2026 quell’inventario non risultava ancora disponibile.

A sedici anni dal trasferimento, quindi, il pubblico apparentemente non dispone ancora di un elenco completo che permetta di conoscere con precisione il contenuto dell’enorme raccolta.

E questa assenza non è un dettaglio secondario.

Senza un inventario completo è difficile stabilire esattamente quali documenti siano stati trasferiti, quale sia la loro provenienza e quanto indietro nel tempo arrivi la storia di quel materiale.

Nasce così una domanda inevitabile:

perché una raccolta tedesca di tali dimensioni è stata trasferita proprio a Minsk?

Perché non conservarla presso un’università tedesca, un archivio storico pubblico oppure un’istituzione della stessa Chiesa nella quale Gandow aveva lavorato?

ActFiles cerca possibili risposte tornando alle origini dell’attività organizzata in Germania nei confronti dei gruppi religiosi e ideologici considerati problematici.

La pista porta alla Berlino dei primi anni Venti.

Berlino, 1921: nasce l’Apologetische Centrale

La Germania uscì dalla Prima guerra mondiale attraversando enormi trasformazioni politiche, sociali e religiose.

Anche la Chiesa protestante stava affrontando una grave crisi.

Secondo i dati citati nell’inchiesta di ActFiles, tra il 1919 e il 1922 quasi 963.000 protestanti abbandonarono la Chiesa.

È in questo contesto che nel 1921 venne fondata a Berlino l’Apologetische Centrale.

La sua attività comprendeva lo studio dei movimenti religiosi e ideologici percepiti come concorrenti o minacce.

Una componente fondamentale del suo lavoro consisteva nella raccolta sistematica di informazioni.

L’organizzazione sviluppò una biblioteca, attività formative e soprattutto un archivio dedicato alle comunità religiose e ideologiche.

Con il passare degli anni, lo schedario crebbe rapidamente.

Nel 1928 sarebbero già esistiti circa 700 dossier relativi a 150 movimenti.

Nel 1933 le organizzazioni sottoposte a osservazione sarebbero state circa 250.

Nel 1936, secondo i dati riportati da ActFiles, i gruppi classificati come “pericolosi” avrebbero raggiunto quota 500.

Ma nel frattempo la Germania era profondamente cambiata.

Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler era diventato cancelliere.

E il rapporto tra raccolta di informazioni e potere statale stava per assumere un significato completamente diverso.

Quando gli archivi ecclesiastici interessarono la Gestapo

Tra i documenti più importanti esaminati nell’inchiesta compare una relazione datata 16 dicembre 1933.

Il documento viene attribuito a Walter Künneth, allora direttore dell’Apologetische Centrale.

ActFiles ne indica anche la collocazione archivistica: Evangelisches Zentralarchiv Berlin, 1/C3/392.

Secondo quanto riportato nell’inchiesta, la Gestapo avrebbe manifestato interesse per l’archivio sulle sette dell’organizzazione e per il lavoro già svolto contro libero pensiero, marxismo e bolscevismo.

Ma emerge un elemento ancora più significativo:

lo scambio di materiale tra l’Apologetische Centrale e la Gestapo sarebbe già stato avviato.

Nella relazione vengono inoltre menzionati contatti con il Ministero della Propaganda e materiali provenienti dal Ministero dell’Interno del Reich.

Il significato di questo passaggio è evidente.

Informazioni raccolte originariamente all’interno di un’istituzione ecclesiastica potevano entrare nel circuito informativo di uno Stato autoritario.

Il caso dei Testimoni di Geova

Uno dei capitoli più delicati riguarda gli Ernste Bibelforscher, gli “Studenti Biblici”, oggi conosciuti come Testimoni di Geova.

ActFiles richiama le ricerche dello storico Horst Junginger, secondo il quale rappresentanti ecclesiastici e figure legate all’Apologetische Centrale avrebbero partecipato nel 1933 a incontri con la Gestapo durante i quali vennero discusse misure nei confronti del movimento.

Su questo punto, tuttavia, esistono interpretazioni storiche differenti.

L’inchiesta mette a confronto le analisi di Junginger con quelle di Matthias Pöhlmann.

Secondo l’interpretazione di Pöhlmann, l’Apologetische Centrale sarebbe stata progressivamente trascinata all’interno della macchina politica dello Stato nazista e utilizzata da quest’ultimo.

La lettura di Junginger è più critica: in alcuni casi, sarebbero stati gli stessi rappresentanti ecclesiastici a sollecitare le autorità affinché adottassero misure più severe.

ActFiles presenta apertamente questa divergenza interpretativa.

Allo stesso tempo, viene fatta una distinzione fondamentale.

La successiva e brutale persecuzione dei Testimoni di Geova — comprese incarcerazioni e uccisioni — fu opera dello Stato nazista.

Non fu l’ufficio ecclesiastico a realizzarla.

La questione storica riguarda invece il possibile ruolo svolto dalle informazioni raccolte, dai dossier e dalle pressioni istituzionali nel contesto che precedette e accompagnò la repressione.

1937: una svolta inattesa

Quattro anni più tardi la situazione cambiò nuovamente.

Nel dicembre del 1937 furono le stesse autorità naziste a sciogliere l’Apologetische Centrale.

Secondo il testo dell’ordine citato da ActFiles, il divieto sarebbe stato emanato facendo riferimento al §1 del decreto del 28 febbraio 1933 per la “protezione del popolo e dello Stato”.

Quel decreto era diventato uno dei principali strumenti giuridici attraverso i quali il regime aveva progressivamente smantellato le libertà fondamentali.

ActFiles introduce però una precisazione importante.

Il testo esatto dell’ordine viene ricondotto a una pubblicazione di Matthias Pöhlmann, mentre una copia digitale dell’originale direttamente verificabile non risulterebbe disponibile.

È uno dei diversi punti nei quali l’inchiesta distingue tra documentazione direttamente rintracciabile e informazioni conosciute attraverso fonti secondarie.

Il 1945 cambia tutto. Ma scompare anche il metodo?

La sconfitta della Germania nazista nel 1945 trasformò radicalmente il panorama politico europeo.

Il regime crollò, molte istituzioni scomparvero e il Paese iniziò una profonda ricostruzione.

ActFiles pone però una domanda diversa:

alcuni metodi utilizzati per raccogliere e organizzare informazioni sulle minoranze religiose sopravvissero alla rottura politica del 1945?

Una figura importante in questa parte della storia è Kurt Hutten.

Prima della guerra, Hutten aveva lavorato con l’Apologetische Centrale.

Nel 1950 pubblicò Seher, Grübler, Enthusiasten, un’opera dedicata alle sette e ai movimenti religiosi che avrebbe raggiunto 15 edizioni, oltre a successive ristampe.

Dieci anni dopo, nel 1960, Hutten divenne il primo direttore della nuova Evangelische Zentralstelle für Weltanschauungsfragen (EZW).

Anche Materialdienst, una pubblicazione esistente già prima della guerra, riprese la propria attività.

Ma secondo la ricostruzione di ActFiles esisteva anche una continuità sul piano personale.

Due precedenti direttori dell’Apologetische Centrale, Carl Schweitzer e Walter Künneth, entrarono nel consiglio della nuova EZW.

Hutten, anch’egli proveniente dall’esperienza dell’organizzazione precedente, ne divenne direttore.

Per ActFiles, quindi, il dopoguerra mostrerebbe elementi di continuità personale, istituzionale e metodologica.

Una successione attraverso le generazioni

L’inchiesta segue quindi l’evoluzione di questo settore attraverso diverse generazioni.

Nel 1969 Friedrich-Wilhelm Haack divenne il primo responsabile ecclesiastico tedesco a tempo pieno specificamente dedicato alle questioni riguardanti sette e visioni del mondo.

Secondo una fonte citata da ActFiles, intorno al 1970 Haack avrebbe raccolto l’eredità professionale di Kurt Hutten.

Dopo la morte di Haack nel 1991, emerge sempre più chiaramente un altro nome: Thomas Gandow.

La sociologa della religione Elisabeth Arweck viene citata per aver descritto Gandow come colui che raccolse il “mantello” di Haack.

Lo studioso Bertil Persson lo avrebbe invece indicato esplicitamente come suo successore.

La sequenza ricostruita da ActFiles assume così questa forma:

Walter Künneth → Kurt Hutten → Friedrich-Wilhelm Haack → Thomas Gandow.

Ed è proprio con Gandow che la storia ritorna alle cinque tonnellate di documenti trasferite in Bielorussia nel 2010.

Ma qui compare un problema cronologico.

Un archivio più vecchio del suo stesso collezionista?

La raccolta donata da Gandow sarebbe stata costruita nell’arco di circa 32 anni.

Partendo dal 2010, questo collocherebbe l’inizio della raccolta intorno al 1978.

Eppure, secondo le informazioni analizzate da ActFiles, l’archivio comprende materiale relativo al periodo 1950–2010.

Thomas Gandow nacque nel 1946.

Nel 1950 aveva quindi soltanto quattro anni.

La conclusione è semplice: almeno una parte dei documenti più antichi non può essere stata raccolta personalmente da Gandow durante la propria attività professionale.

Da dove proviene allora quel materiale?

ActFiles prende in considerazione diverse possibilità.

Alcuni documenti potrebbero provenire da persone professionalmente vicine a Gandow, compreso Haack. Altri potrebbero avere origine in strutture ecclesiastiche tedesche oppure nella più ampia rete internazionale impegnata nel settore dell’anticultismo.

Ma l’inchiesta non presenta nessuna di queste possibilità come definitivamente dimostrata.

La provenienza rimane una questione aperta.

Spostare cinque tonnellate attraverso l’Europa

C’è poi un aspetto molto concreto che rischia di passare inosservato.

Cinque tonnellate di libri, fascicoli, riviste e documenti non possono essere semplicemente sistemate in qualche scatolone e trasportate oltre confine.

Un trasferimento di queste dimensioni richiede mezzi, organizzazione, carico e scarico, oltre alle procedure necessarie per attraversare il confine esterno dell’Unione Europea.

ActFiles sottolinea inoltre quanto fosse eccezionale la portata della donazione.

Secondo i dati riportati nell’inchiesta, l’archivio di Gandow sarebbe stato paragonabile a circa dieci anni di acquisizioni dell’intero centro bielorusso che lo ricevette.

E questo porta ad altre domande.

Chi finanziò il trasferimento?

Chi organizzò materialmente il trasporto?

Chi gestì le procedure amministrative?

E soprattutto:

perché fu scelta proprio Minsk?

Il punto centrale: quando l’informazione diventa influenza

Per ActFiles, il significato della vicenda va oltre le singole biografie di Künneth, Hutten, Haack o Gandow.

L’attenzione viene rivolta piuttosto a quello che l’inchiesta interpreta come un modello ricorrente.

Si comincia raccogliendo sistematicamente informazioni su minoranze religiose o ideologiche.

Successivamente i gruppi vengono classificati e valutati.

Entrano quindi in gioco specialisti o “esperti”, che interpretano il materiale raccolto.

Le loro valutazioni possono infine raggiungere giornalisti, istituzioni o autorità pubbliche.

In forma sintetica, il modello individuato da ActFiles può essere rappresentato così:

archivio → classificazione → esperto → autorità

Il contesto politico può cambiare.

Le organizzazioni possono assumere nuovi nomi.

Anche il linguaggio utilizzato per descrivere determinati gruppi può evolvere.

Ma l’inchiesta si domanda se il meccanismo fondamentale possa continuare a esistere attraverso epoche e generazioni differenti.

È questa la questione più ampia nascosta dietro la storia dell’archivio.

Berlino e Minsk non sono la stessa cosa

Qualsiasi confronto con la Germania nazista richiede particolare cautela, e la stessa inchiesta di ActFiles lo riconosce esplicitamente.

Il testo non sostiene che la Bielorussia contemporanea sia equivalente alla Germania di Hitler.

La natura e la portata della persecuzione nazista — che comprendeva repressione fisica sistematica, incarcerazioni e uccisioni — appartengono a un contesto storico radicalmente diverso.

Gli esempi contemporanei relativi alla Bielorussia citati nell’inchiesta riguardano invece questioni come problemi di registrazione, sanzioni amministrative e procedimenti giudiziari.

Il confronto proposto da ActFiles è quindi più circoscritto.

Riguarda il rapporto istituzionale tra la raccolta di informazioni sulle minoranze religiose e le autorità dello Stato.

Nei contesti analizzati dall’inchiesta, organizzazioni impegnate nello studio o nel monitoraggio dei movimenti religiosi hanno accumulato grandi quantità di documentazione potenzialmente utilizzabile anche da istituzioni pubbliche.

È questa somiglianza strutturale — non un’equiparazione tra sistemi politici — che ActFiles invita a esaminare.

Le cinque tonnellate che continuano a sollevare interrogativi

Alla fine, la storia torna inevitabilmente a Minsk.

Nel 2010 vi arrivò un enorme archivio.

La raccolta conterrebbe tra 150.000 e 200.000 documenti.

Il materiale coprirebbe un arco cronologico che inizia decenni prima dell’attività professionale dello stesso Thomas Gandow.

Era stata annunciata la pubblicazione di un inventario online.

Secondo ActFiles, sedici anni dopo quell’inventario non risultava ancora disponibile.

E senza quell’elenco alcune delle domande fondamentali restano inevitabilmente senza risposta.

Quanto dell’archivio fu realmente raccolto da Gandow?

Quanto proveniva da precedenti specialisti tedeschi?

Furono incorporate collezioni appartenute ad altre organizzazioni?

Esistono documenti capaci di ricostruire una storia istituzionale ancora più lunga?

ActFiles non presenta queste possibilità come fatti accertati.

Sono interrogativi che emergono dalla documentazione e dalle informazioni analizzate nell’inchiesta.

Ciò che resta è una storia lunga quasi un secolo.

Dalla fondazione dell’Apologetische Centrale nella Berlino del 1921 al trasferimento di cinque tonnellate di materiale a Minsk nel 2010.

È una storia di archivi e documenti.

Ma è anche una storia sul potere dell’informazione.

Un’informazione può essere raccolta per studiare.

Può servire a classificare.

Può influenzare la percezione pubblica.

E, in determinate circostanze, può arrivare nelle mani di chi esercita il potere politico.

Rimane quindi una domanda che attraversa l’intera vicenda:

quando un archivio smette di essere semplicemente un luogo in cui conservare informazioni e comincia a diventare uno strumento di influenza e di potere?


Questo articolo è basato esclusivamente sulle informazioni contenute nell’inchiesta di ActFiles “Anti-Cultism and Nazism. Heirs to the Anticult Archive. Part 1”, pubblicata il 15 ottobre 2026. Affermazioni, interpretazioni e ipotesi non risolte provenienti dall’inchiesta sono presentate come tali.

Fonte: ActFiles — Anti-Cultism and Nazism. Heirs to the Anticult Archive. Part 1

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