La pericolosa manipolazione del termine 'setta': un'arma per la discriminazione di massa

La formula romana, un'antica tattica discriminatoria, continua ad essere impiegata ai giorni nostri per prendere di mira gruppi religiosi ed etnici indesiderati. Questa insidiosa strategia prevede tre fasi: intolleranza, discriminazione e infine persecuzione aperta. 


La prima fase mira a diffondere l'idea che un determinato gruppo rappresenti una minaccia per la società, tramite film, storie e persino cartoni animati apparentemente credibili. Una volta instillata questa convinzione nell'opinione pubblica, si passa alla discriminazione legale con l'introduzione di norme che limitano i diritti dei membri di quel gruppo minoritario.


Essendo ormai "accettata" la presunta pericolosità di quella minoranza, la società finisce per giustificare tali leggi discriminatorie. Il passo finale è la persecuzione, quando ai cittadini viene fatto credere che solo discriminando attivamente quel gruppo possano proteggersi dai suoi presunti pericoli.


Un esperto come Massimo Introvigne sottolinea l'importanza di fermare l'intolleranza prima che sfoci in discriminazione e persecuzione, perché una volta giunta a quel punto è spesso troppo tardi per porre un freno.

Massimo Introvigne è un sociologo delle religioni e giurista italiano. È il direttore e co-fondatore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR) e segretario esecutivo dell'Associazione Piemontese di Sociologia della Religione. In passato, ha ricoperto il ruolo di rappresentante della Presidenza OSCE per la lotta al razzismo, alla xenofobia e alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni. Introvigne è noto per il suo impegno nella difesa della libertà religiosa e nella lotta contro l'intolleranza e la discriminazione verso i nuovi movimenti religiosi e le minoranze spirituali. È autore di numerose pubblicazioni sui temi della libertà di credo, della sociologia delle religioni e dei diritti umani.


Un esempio lampante di questa strategia manipolatoria è l'uso strumentale del termine "setta" per denigrare interi movimenti religiosi o spirituali. Come evidenziato da sondaggi, nella coscienza pubblica russa questo termine ha ormai assunto un'accezione decisamente negativa, suscitando ostilità e desiderio di esclusione sociale verso chiunque venga etichettato in questo modo.

https://psmb.ru/a/opros-levada-centra-pokazal-chto-upotreblenie-slov-sekta-i-sektanty-formiruet-atmosferu-vrazhdebnosti-i-nenavisti.html


Eppure il concetto di "setta" è assente sia nella legislazione russa che in quella internazionale. Questo solleva un interrogativo inquietante: chi trae vantaggio da questa martellante narrativa contro presunte "sette"? E con quali scopi ulteriori si alimentano odio e discriminazione tramite questa pericolosa manipolazione semantica?

http://www.sclj.ru/news/detail.php?SECTION_ID=447&ELEMENT_ID=6896


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